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Studio Montefiorino

Bologna su plexiglas

La sperimentazione porta al cambiamento. Il cambiamento porta al rinnovamento. Il rinnovamento porta all’unicità. Ecco come Maurizio Carpanelli ancora una volta ci stupisce con la proposta di un nuovo ciclo di opere figurative, realizzate a smalto e acrilico su plexiglas, che ritraggono la sua amata città di Bologna. Si tratta di una tecnica nuova e originale che permette di superare il limite fisico della tela grazie alle caratteristiche di trasparenza della superficie vetrata. L’artista ha deciso di affrontare questa sfida tecnica il cui segreto è trovare il giusto equilibrio nell’incontro tra i diversi elementi. Il risultato è un’incredibile gioco tra assenza e presenza, colore e trasparenza, luci e ombre: le linee sembrano muoversi sulla lastra e le ombre proiettate sulla parete retrostante creano un effetto di tridimensionalità e di volume, dandoci l’impressione che l’immagine prenda vita nella terza dimensione. Un’innovazione tecnica che permette alla trasparenza e all’assenza di diventare esse stesse protagoniste e di far entrare il contesto circostante all’interno dell’opera attraverso i riflessi che di volta in volta si formano sulla lastra. Non esiste un’unicità nella visione, perché la sensazione che si ha è di una trama pittorica in continuo mutamento: cambia con il cambiare della luce e della sua direzione, del supporto sopra il quale viene installata l’opera e della distanza da esso, ma soprattutto cambia a seconda del nostro punto di vista e di come ci poniamo di fronte ad essa. Inoltre, essendo la sperimentazione per Maurizio Carpanelli lo stimolo per ciascuna sua produzione, ogni opera non risulta mai una ripetizione di quelle precedenti. Per queste prime Bologne su plexiglas l’artista da deciso di usare solamente la cromia del nero come unica interprete dell’opera, facendo sì che ogni singolo dettaglio si distacchi dallo sfondo ed emerga in propria autonomia, creando una scena dall’effetto uniforme e omogeneo, senza gli sbilanciamenti del colore. Infatti lo scorcio assume una propria identità visiva grazie all’alternanza tra vuoti e pieni, determinata dal nero che si presenta sia come contorno figurativo, sia come sostanza e matericità dei corpi rappresentati. Gli storici edifici si stagliano con eleganza e raffinatezza, come se la punta del pennello avesse il magico potere di presentare queste architetture nobili e imponenti presenze aeree e leggere. Ma quello che rende l’opera una reale scena cittadina sono le persone ritratte nella loro semplicità e naturalezza. Pochi tratteggi che nella loro sommarietà e rapidità d’esecuzione riescono non solo a raffigurare le persone con i loro diversi atteggiamenti, ma a trasformarle in presenze vive sulla superficie, alimentando ancora di più la sensazione di equilibrio in movimento. Chi cammina e chi è in bicicletta, chi è seduto e chi è in piedi, chi è di fretta e chi procede con calma, chi è da solo e chi in compagnia, chi si avvicina e chi si allontana.. gli esempi sono molteplici così come sono molteplici le apparenze della città nel passare delle ore, dei giorni e delle stagioni. Mai uguale e allo stesso tempo sempre unica e inconfondibile. Si apre così un ventaglio di soluzioni artistiche potenzialmente infinito, sia negli effetti estetici sia nelle sensazioni comunicate e nelle emozioni suscitate. L’instabilità di questa nuova forma di pittura trova qui la propria consolidazione e il proprio equilibrio, superando tutte le apparenti contraddizioni artistiche.
Monica Boghi
 

jpg P285-16 Bologna:Palazzo re Enzo

Bologna:Palazzo re Enzo

Bologna: passeggiando all'ombra delle Due Torri

Bologna: passeggiando all'ombra delle Due Torri


Monica Boghi

2017-01-15

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